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| SEBASTIANO BIANCO | EDMONDO ANGELELLI |
Nato a Milano il 10 Febbraio 1972. Da oltre 10 anni lavora come attore professionista a teatro, per il cinema e la televisione. Da subito coltiva anche la passione per la regia e la scrittura di sceneggiature e testi teatrali. Dal 1998 lavora come aiuto regista per Gigi Proietti, Giancarlo Sepe e Franco Mescolini. Nel 2005 affronta la sua prima regia teatrale con Guantanamour, di Gerard Gelas, con David Gallarello e Giorgio Marchesi. Lo spettacolo è stato rappresentato all’interno della rassegna Trend presso il Teatro Belli di Roma, e replicato l’anno seguente a Avignone. Al teatro ha sempre affiancato la passione per il cinema e i video, firmando regie di cortometraggi, un mediometraggio e vari spot pubblicitari.
"Ogni volta che vedo un film che mi emoziona o leggo un libro che mi toglie il fiato mi prende lo sconforto e mi sento un fallito. Vado a letto, non dormo per un paio d’ore poi mi alzo e mi metto a scrivere. E' difficile smettere, ma ci sto provando."
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Nato a Roma il 9 Gennaio 1973. Dopo aver seguito il Corso di Laurea in Economia all'Università "La Sapienza" di Roma, decide di trasformare le sue passioni creative in una attività lavorativa. Fotografo professionista, approfondisce lo studio delle tecniche di comunicazione digitale. Grafico illustratore, Montatore Video, Operatore Steady-Cam, Fotografo di scena, Web designer, ogni strumento offerto da un computer viene trasformato in mezzo di comunicazione sperimentale attraverso cui raccontare il suo punto di vista. "La luce ispira la mia immaginazione da quando mio padre mi diede una macchina fotografica in mano, ancora adolescente iniziai a fotografare il mio mondo, la mia luce. Trovo che la fotografia ed i punti di vista siano estremamente affascinanti per descrivere un momento, forse il modo migliore per trasformare i momenti in storia. La mia storia dunque, fatta di momenti, di luce e punti di vista si evolve con una passione via via crescente per questi strumenti, gli unici attraverso i quali riesco ad esprimere la mia arte e la mia creatività. Creatività è comunicazione alternativa, è dire attraverso strumenti inusuali... è dire senza parole. ...non so dunque perché sto parlando..."
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LE REGOLE DEL BUON FILMMAKER by J.Jarmusch
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I regola: NON ESISTONO REGOLE. Esistono tanti modi per fare un film quanti sono i potenziali filmmakers. È una forma aperta. In ogni caso, io non mi permetterei mai di dire a qualcuno cosa fare o come fare. Per me, sarebbe come dire a qualcun altro quali dovrebbero essere le sue idee religiose. Va contro la mia filosofia— è più un codice che una serie di “regole.” Pertanto non considerate queste che state leggendo come “regole”, ma piuttosto delle note che scrivo per me stesso. Ognuno dovrebbe farsi delle “note” sue, perché non esiste un solo modo per fare una cosa. Se qualcuno vi dice che c’è solo un modo, il suo modo, allontanatevi da quella persona il più possibile, sia fisicamente che ideologicamente.
II regola: NON PERMETTETE CHE GLI STRONZI VI STIANO ADDOSSO. Gli stronzi o vi possono aiutare o non vi possono aiutare, ma di certo non vi devono fermare. Le persone che finanziano, distribuiscono, promuovono e proiettano i film, non sono filmmakers. Non hanno interesse a lasciare che i filmmakers definiscano e decidano come loro devono fare il loro lavoro, quindi i filmmakers non dovrebbero avere alcun interesse a permettere loro di stabilire come un film debba essere fatto. Portatevi una pistola se necessario. Inoltre, evitate gli adulatori, ad ogni costo. In giro ci stanno un sacco di persone che vogliono fare cinema per diventare ricchi, per diventare famosi o per scopare.
III regola: IL COMPITO DELLA PRODUZIONE E' QUELLO DI ESSERE AL SERVIZIO DEL FILM. Il film non ha il compito di essere al servizio della produzione. Sfortunatamente, nel mondo del cinema, funziona tutto al contrario quasi ovunque. Il film non viene girato per servire il budget, il piano di lavorazione o il curriculum di quelli che ci lavorano. I filmmakers che non lo capiscono dovrebbero essere appesi dalle caviglie e dovrebbero essere interrogati sul perché il cielo sembra essere sottosopra.
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IV regola: FARE CINEMA E’ UN PROCESSO DI COLLABORAZIONE. Hai la possibilità di lavorare con altri che potrebbero avere idee e opinioni più forti delle tue. Assicurati che tutti rimangano concentrati sul loro ruolo e non si occupino del lavoro di altri, o ti ritroverai in un gran casino. Ma tratta tutti i collaboratori con lo stesso rispetto. Un assistente di produzione che ferma il traffico così che la troupe possa girare una scena non è meno importante degli attori che fanno la scena, o del direttore della fotografia o dell’ispettore di produzione o del regista. Le gerarchie esistono per quelli che hanno un ego smisurato o fuori controllo, o per i militari. Quelli con cui scegli di collaborare, se fai delle buone scelte, possono elevare la qualità e il contenuto del tuo film ad un livello molto più alto di quello raggiungibile da una mente sola. Se non vuoi lavorare con altre persone, dipingi un quadro o scrivi un libro. (e se vuoi fare il dittatore, di questi tempi, puoi entrare in politica …).
V regola: NIENTE E’ ORIGINALE. Ruba da qualsiasi cosa che ti ispiri o da qualsiasi cosa che accenda la tua immaginazione. Divora vecchi film, nuovi film, musica, libri, dipinti, fotografie, sogni, conversazioni casuali, architettura, ponti, segnali stradali, alberi, nuvole, acqua, luce e ombra. Scegli di rubare solo da cose che parlino direttamente alla tua anima. Se lo farai, il tuo lavoro (e il tuo furto) saranno autentici. L’autenticità non ha prezzo; l’originalità non esiste. E non ti stare a preoccupare di nascondere il furto — celebrarlo, se ne hai voglia. In ogni caso, ricorda sempre quello che ha detto Jean-Luc Godard: “Il punto non è da dove prendi le cose, è dove le porti.”
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